Ipotesi di convenzione dei medici fiscali: le ragioni di un no

L’atto di indirizzo della riforma della medicina fiscale pubblicato tre anni fa prevedeva, come atto finale, l’accordo collettivo nazionale per il nuovo contratto dei medici fiscali da stipulare, entro il 31 dicembre 2017, tra inps e i sindacati maggiormente rappresentativi dei medici fiscali.

Sono passati tre anni e nell’ultimo incontro tra le parti avvenuto da remoto lo scorso 30 luglio si e’ arrivati ad una pre intesa sottoscritta dalla “maggioranza dei sindacati dei medici fiscali”.

A questo punto, dopo interminabili trattative, era legittimo attendersi il completamento della riforma, con quei 1000 medici che sono necessari per poter effettuare le visite fiscali previste dalla legge (dalla legge Brunetta in poi), finalmente “stabilizzati”, come auspicava la relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva effettuata dalla XII commissione parlamentare all’indomani della sospensione delle visite fiscali effettuata per la spending review del 2013.

Purtroppo, leggendo il nuovo contratto, che alleghiamo in calce, si scopre in realtà che non è affatto così.

Le incongruenze tra atto di indirizzo e nuova convenzione sono numerose e riguardano sia la parte normativa (nuove clausole vessatorie, nuove incompatibilità che non rispettano le richieste dell’atto di indirizzo, durata temporalmente limitata dell’incarico, depotenziamento della tutela dei medici della lista speciale ad esaurimento, orario di lavoro che supera le 40 ore settimanali, assenza del numero dei medici fiscali necessario per effettuare le visite previste e finanziate, mancanza di certezza del posto di lavoro, nessuna menzione all’attività ambulatoriale della medicina fiscale che consta anche della lavorazione dei certificati telematici di malattia) che quella relativa ai compensi (e’ il primo caso, più unico che raro, in cui più si lavora e meno si guadagna). E’ necessario poi verificare il budget dopo le modifiche apportate dalla legge di bilancio 2020 e la leggittimita’ del tavolo di trattativa che si e’ basato esclusivamente sulla sola dichiarazione del numero dei propri iscritti da parte di ogni Sigla sindacale, tramite dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (senza peraltro che inps abbia mai fornito la lista ufficiale dei medici fiscali, nemmeno dietro nostra richiesta scritta)

Su queste basi SIMPAF non può che esprimere legittime perplessità sulla tipologia di convenzione che si sta delineando e comprende il disagio di molti dei propri affiliati che stanno valutando l’eventualità di adire le vie legali per difendere i propri diritti acquisiti.

Ipotesi ACN_per_OOSS