La Medicina Fiscale nel Decreto Rilancio

Nel Decreto Rilancio attualmente in discussione alla Camera e’ stato presentato l’emendamento 83.09 a firma Moretto (Italia Viva) e Mura (PD), le stesse forze politiche che hanno voluto la riforma della Medicina Fiscale, posta all’interno della Legge Madia del 2017.

Questa proposta ha l’obiettivo di portare a termine il processo di riorganizzazione della medicina fiscale e di stabilizzazione del personale medico impegnato in questa funzione, auspicato nella conclusione dell’indagine conoscitiva della XII commissione parlamentare di ben sei anni fa.

L’emendamento 83.09 e’ la risposta finale a tanti anni di attività parlamentare e difende la Medicina Fiscale che, pur interessando la salute di tutti i lavoratori e coinvolgendo competenze di diversi ministeri, continua a restare relegata in un limbo.

Eppure questa disciplina interessa il Welfare, con la tutela del lavoratore veramente malato, la funzione pubblica e il ministero del Lavoro visto che e’ lo strumento validato più efficace contro l’assenteismo per malattia, il MEF visto che porta risparmi per l’erario e il Ministero della Salute visto che e’ l’unica disciplina medica in grado di fornire i dati epidemiologici riguardanti la malattia del settore produttivo del Paese, in tempo reale e su tutto il territorio nazionale.

SIMPAF chiede alla dirigenza INPS una presa di posizione chiara in merito all’emendamento 83.09 che pone rimedio all'”assalto alla diligenza” iniziato con l’ultima finanziaria che, nel silenzio assordante dei sindacati dei medici fiscali, ha sottratto alla funzione di medicina fiscale i  50 milioni di euro stanziati dalla Legge Madia, svuotando di fatto la Riforma delle risorse ad essa dedicate, ed inizia quel processo di stabilizzazione del comparto medico di cui l’INPS ha disperatamente bisogno, visto che i medici dipendenti sono ormai solo qualche centinaio (erano 1500 prima del blocco del turn over).

Ricordiamo che i medici fiscali fanno parte di una lista speciale ad esaurimento, lavorano per l’INPS da circa 30 anni e attualmente sono in convenzione a tempo indeterminato; questi professionisti, colpiti duramente dall’emergenza covid, meritato l’iscrizione in ruolo, possibile, per di più, senza costi aggiuntivi.