Riguardo alla visita fiscale effettuata in un hospice

Riguardo alla recente notizia, ripresa da diversi media, di una visita fiscale effettuata il 7 novembre scorso ad una paziente oncologica ricoverata in un hospice del bergamasco, sono state scritte alcune inesattezze.

Innanzitutto, il medico fiscale non è un hunter dei furbetti della malattia, ma è il medico che emette, alla fine della visita medica, un giudizio medico legale di idoneità o meno al lavoro: il medico certificatore emette un certificato medico che indica l’indirizzo del paziente (e non quello dell’ospedale in cui eventualmente è ricoverato) e la prognosi indicativa di una malattia che non può verificare nel tempo mentre il medico fiscale verifica, nel tempo, se il paziente ha recuperato la capacità al suo lavoro specifico.

Il medico certificatore può inserire il codice “E” nel certificato di malattia che significa l’esenzione per il lavoratore malato di gravi patologie alla reperibilità nelle fasce orarie (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i dipendenti privati e dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti pubblici): questa “E” non significa esenzione dalle visite fiscali. Le gravi patologie per cui è prevista l’esenzione dalla reperibilità nelle fasce orarie sono elencate in linee guida Inps che prevedono anche malattie oncologiche come quelle che vengono trattate in un hospice.

I medici Inps di sede effettuano tutti i giorni lo spoglio, ad uno ad uno, di tutti i certificati di malattia pervenuti per i dipendenti privati (fanno eccezione i certificati di malattia del settore pubblico che non vengono lavorati in maniera così capillare ma solo in piccola parte e in modo differente) e inseriscono la “E” anche se il medico certificatore non l’ha indicata, in base alla diagnosi del medico certificatore stesso che compare nel certificato di malattia dei dipendenti del settore privato (non nel settore pubblico).

L’art. 18 della legge 75/2017 (la riforma del polo unico della medicina fiscale) e il suo atto di indirizzo indicano che il medico fiscale deve occuparsi della parte ambulatoriale della medicina fiscale e, quindi, anche della lavorazione dei certificati di malattia: devono fare, cioè, quello che oggi, comunque, viene già fatto dai medici Inps di sede (e tra questi ci sono già dei medici fiscali, anche se “non attivi” nel servizio di medicina fiscale domiciliare).

Il medico fiscale, normativamente parlando, ha la possibilità e il dovere di esimersi dall’effettuare una visita fiscale, sia nei casi di conflitto di interesse (non può visitare un proprio parente e non dovrebbe visitare nella medicina fiscale domiciliare un proprio paziente visitato privatamente o il paziente del coniuge se medico certificatore di malattia) sia per motivi di forza maggiore: in generale, un qualsiasi medico che accede in un hospice per fare una visita (di consulenza, specialistica…) deve parlare prima con i medici della struttura e, in particolare, un medico fiscale può eventualmente decidere di non effettuarla.

Perchè il medico fiscale, nel caso specifico, ha deciso di effettuare una visita fiscale ad un malato terminale, andando contro alla semplice regola del buon senso?

I media hanno riportato i pareri di tutti gli attori di questa vicenda (parenti della malata, medici dell’hospice, Inps, sindacati di categoria) tranne quello, diretto, del medico fiscale stesso, mettendolo comunque in croce, in uno di quei processi mediatici che tanto vanno di moda e tanto piacciono in questi tempi.

A noi piace pensare che il medico fiscale abbia deciso di effettuare comunque quella visita per portare una parola di incoraggiamento e di esortazione a lottare fino all’ultimo e che la paziente abbia potuto vivere la visita fiscale come un segno di speranza e un barlume di “normalità” in quelle ore di così grande sofferenza.

Un medico fiscale è, prima di tutto, un medico: un medico tutela la dignità della persona e lotta sempre per la vita, difendendola fino all’ultimo anelito, in tutte le forme, i tempi e i modi che conosciamo.

SIMPAF si stringe, commossa, ai familiari della paziente che è morta solo due giorni dopo la visita del medico fiscale e porge loro le più sentite condoglianze.