Comunicato SIMPAF del 4 marzo 2019

SIMPAF ringrazia il governo Conte con il ministro del Lavoro Luigi Di Maio e il ministro della Funzione Pubblica Giulia Bongiorno per l’attenzione che stanno dedicando alle problematiche della medicina Inps dopo il forte risentimento della classe medica suscitato da emendamenti che, opportunamente, sono stati stralciati e che non devono più essere ripresentati.

Gli emendamenti in questione (quello a prima firma Catalfo n. 1.1481 presentato nell’iter parlamentare della legge di bilancio 2019 e quello fotocopia a prima firma Romeo n. 13.0.3 presentato in Commissione Lavoro al Senato nel ddl 1018) sono profondamente errati e per diversi motivi:

  • I due emendamenti, se approvati, avrebbero comportato l’assunzione di 708 medici, ma al prezzo del licenziamento di almeno 1500 medici che stanno lavorando da decenni per l’Inps: questo stride fortemente con le linee programmatiche dello stesso governo Conte che puntano alla riduzione dell’età pensionabile (non al suo prolungamento) ed all’aumento dei posti di lavoro (non certo a ridurli)
  • Entrambi gli emendamenti prevedevano, per coprire i costi delle assunzioni programmate, di attingere ai fondi stanziati per la funzione di medicina fiscale ed in particolare per effettuare le visite fiscali sui dipendenti del pubblico impiego. Utilizzare tali fondi per garantire l’assunzione di un contingente (peraltro numericamente insufficiente) di medici da impiegare per lo svolgimento delle funzioni interne dei Centri Medico legali INPS avrebbe di fatto significato cancellare la funzione di medicina fiscale. La Medicina Fiscale ha una storia ultradecennale, esiste perché esiste l’indennità di malattia, svolge un ruolo sociale fondamentale anche in termini di risparmi documentati per l‘erario e rappresenta quindi un servizio che non deve essere abolito ma, semmai, potenziato
  • Entrambi gli emendamenti confondono due ruoli professionali differenti, mettendo in un unico calderone medici esterni e medici fiscali. Le due categorie (i 1200 medici fiscali e i 900 medici esterni) hanno ruoli diversi, storie diverse, leggi diverse e devono continuare a restare divise
  • I medici fiscali lavorano sulla scorta di una serie trentennale di leggi che hanno mirato ad avere un servizio di medicina fiscale efficace, efficiente, indispensabile per la lotta all’assenteismo per malattia, come dimostrano i dati: sono liberi professionisti per legge, hanno la priorità a svolgere le visite fiscali, fanno parte di una lista speciale ad esaurimento e, quindi, hanno già un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La legge 75/2017 conferma il carattere di autonomia del medico fiscale, che è il significato portante della medicina fiscale stessa come da statuto dei lavoratori, e ha individuato le risorse per la riforma del polo unico, risorse che, per legge, non possono essere shiftate. La medicina fiscale è un servizio che funziona e per la quale bisogna solo applicare l’atto di indirizzo dell’agosto del 2017: è in corso da un anno e mezzo il tavolo tecnico per la stipula della nuova convenzione tra le parti (Inps e organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative della categoria). Per la medicina fiscale non serve un emendamento, ma il completamento del processo di stabilizzazione (per il tramite di un contratto autonomo con le tutele e le garanzie imprescindibili) indicato dall’art. 18 del D. lgs 75/2017
  • I medici esterni lavorano invece all’interno (curiosa contraddizione di termini che evidentemente continua a generare confusione) dei CML Inps al fianco dei medici dipendenti. Oggi questi sono circa 460 e stanno andando progressivamente in pensione. Servono urgentemente, quindi, nuove assunzioni: i medici esterni da anni svolgono questo servizio con professionalità e con giudizi positivi sul proprio operato da parte dei propri superiori, sono stati selezionati tramite concorso pubblico nazionale e sono stati già formati dall’ente con risorse che non devono andar perse. Tutto questo deve essere tenuto in debito conto in questo momento. La stabilizzazione, per i medici esterni, significa approdare finalmente ad un contratto da subordinato a tempo indeterminato. Si rende necessario che anche l’Inps, come già stanno facendo le altre amministrazioni pubbliche, applichi, “al fine di superare il precariato, ridurre il ricorso a contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita”, il comma 1 dell’art. 20 del D. lgs. 75/2017 (vedi la sentenza del TAR del Lazio n. 2215/19). In alternativa, se proprio si vogliono spendere tempo e risorse per un nuovo concorso, sempre nel rispetto delle professionalità già presenti, la percentuale dei posti riservati ai medici esterni deve essere quella del 100%. Con le risorse a disposizione (che non devono essere quelle della medicina fiscale), si deve iniziare fin da subito il processo di turnover: una proroga a tutto il 2019 dell’attuale contratto oltre a non rispondere alle leggi vigenti non risolve la situazione ma, anzi, la aggraverebbe. Possiamo lasciare in mano i CML Inps, con tutto quello che questo comporta, a personale non assunto?

SIMPAF ringrazia il sottosegretario Claudio Durigon per la disponibilità e apprezza la sua volontà di ascoltare i medici, auspicando che non si adotti alcun provvedimento senza prima avere consultato e concordato una linea di azione con tutte le parti interessate, in particolare con i medici (rappresentati da associazioni di categoria, organizzazioni sindacali e federazione medica), coloro cioè che quotidianamente, e da anni, danno vita alla medicina Inps con provata professionalità e encomiabile impegno e che, quindi, meritano rispetto.