Comunicato SIMPAF del 28 novembre 2018: i medici esterni, questi sconosciuti

Chi sono i medici esterni?

Sono quei 900 medici che trovate tutte le mattine a svolgere le varie attività istituzionali della medicina previdenziale e assistenziale nei centri medico legali Inps: revisioni di invalidità civile, handicap, cecità, sordità e disabilità, commissioni miste di prima istanza ai centri medico legali ASL,  ricorsi e CTU. Fanno lo stesso lavoro dei 460 medici dipendenti rimasti, indossano il camice ma hanno un trattamento completamente diverso, molto più “economico”.

Sono inseriti stabilmente nell’organizzazione dell’attività lavorativa con rapporto di subordinazione gerarchica ma il loro contratto, siglato unilateralmente con l’ente, parla di rapporto in libera professione.

Vengono arruolati con selezione pubblica per titoli con un contratto che viene rinnovato di anno in anno da anni e ormai e che, ai sensi dell’art. 22, comma 8 e dell’art. 20, comma 5 del D. Lgs n. 75 del 25 maggio 2017 non potrà essere rinnovato oltre il 31 dicembre 2018.

In pochi sanno della loro esistenza e si  preoccupano per loro, medici silenziosi  e fidelizzati sul campo, eppure senza di loro i centri medico legali Inps non riuscirebbero a svolgere i loro compiti istituzionali.

 

Il loro contratto, non prorogabile, scadrà il prossimo 31 dicembre

I medici esterni non hanno ricevuto, a tutt’oggi, alcuna comunicazione in merito al loro contratto in prossimissima scadenza: è profondamente ingiusto e lesivo della persona riservare un simile trattamento ad un lavoratore.

Ai sensi del D. Lgs 75/2017 art. 20, comma 8, questi contratti sono rinnovabili solo nelle more dell’attivazione di un procedimento concorsuale e sappiamo bene quali siano i tempi per l’espletamento di un concorso. I medici esterni, che pure lavorano con provata professionalità e dedizione all’ente, dovrebbero, quindi, restare ancora precari non si sa per quanto tempo, pur meritandosi fin da subito una stabilizzazione, vista la selezione pubblica superata e gli anni di servizio.

E, dopo aver detto che questa attività ha le caratteristiche della subordinazione, è lecito chiedere ancora un contratto in regime di libera professione,  “sfruttando” la convenzione che dovrebbe essere concessa ai “cugini” medici fiscali, che da più di un anno stanno trattando con l’ente? Le difficoltà, a questa evenienza, sono tante: il tavolo di trattativa dei medici fiscali è bloccato per una vertenza sulla rappresentatività sindacale e i tempi per un loro  ACN vanno, ormai certamente, oltre il prossimo 31 dicembre. Inoltre, parlare di “convenzione” è troppo generico: fosse, almeno, il contratto della specialistica ambulatoriale, sapremmo ciò di cui stiamo parlando. Se, invece, parliamo di una “convenzione Inps”, qui siamo ancora più in alto mare, visto che si parla di una convenzione da scrivere ex novo e le proposte che si sono viste in questi mesi non lasciano ben sperare.

 

Emendamento 35.3

A questo punto, per complicare ancora più il tutto, lo scorso 18 novembre è stato presentato in Commissione Bilancio un emendamento, il 35.3, a prima firma Vanessa Cattoi che ha gettato nel panico i medici esterni, con una proposta “imbarazzante”: un contratto per soli 881 medici, senza garanzie per i medici esterni che pure hanno già superato una selezione pubblica e svolgono questo lavoro da anni, aperto anche ai 1200 medici fiscali e sostenuto con le risorse della medicina fiscale, quando, ai sensi dell’art. 18 del D. Lgs 75/2017 le risorse del polo unico sono vincolate alla medicina fiscale.

 

 Eppure serve una risposta urgente

Serve una risposta urgente per la situazione dei medici esterni, così vicini alla scadenza di un contratto non più rinnovabile.

Si apre, a questo punto, un ventaglio di possibilità che va da un contratto della specialistica ambulatoriale, che comunque non risolverebbe alla radice il problema della carenza di organico con il gran numero di medici dipendenti prossimi all’età pensionabile (da 1500 ne sono rimasti circa 460) ad una sanatoria per i medici esterni in servizio che abbiano tre anni di servizio anche non continuativi, applicando l’art. 4 e l’art. 20 comma 1 del D. Lgs 75/2017.

In tutti questi casi, servono risorse dedicate visto che non si possono shiftare quelle della medicina fiscale, riservate a questo compito istituzionale parimenti importante, nell’ottica degli investimenti per il superamento del precariato, argomento che è nel contratto dell’attuale governo.

Esiste anche una soluzione in tempi rapidi e a costo zero. Si potrebbe iniziare subito ad assumere un basso numero di medici pari a quello dei medici interni che vanno in pensione attingendo tra i medici esterni oggi in servizio, arruolati in base alla selezione pubblica bandita nel novembre 2015  e seguendo il criterio di anzianità di servizio. Una volta che si definiscono le risorse e si modifica la pianta organica, si potrebbe procedere al resto delle assunzioni necessarie, privilegiando chi sta già svolgendo, e da anni, questo lavoro. Così sì che si potrebbe prorogare l’attuale contratto, avendo attivato il procedimento di assunzione e riconoscendo ai medici esterni in servizio dei diritti acquisiti. Perchè i medici esterni attualmente in servizio che hanno lavorato per almeno tre anni, anche non continuativi, avranno pur maturato dei diritti, che vanno loro riconosciuti e non possono essere ignorati. Per giustizia.

E se il 31 dicembre 2018 l’ente proponesse ai medici esterni una proroga senza una concomitante uscita di un bando per nuovo concorso, come dovrebbero comportarsi i medici esterni a quel punto?

Le scelte sono, come sempre, ampie: spetta alla politica intervenire. Anche il non fare nulla sarebbe pur sempre una risposta: quella che lascerebbe maggiormente in difficoltà non solo i medici esterni ma tutta la popolazione che quotidianamente varca la soglia dei centri medico legali Inps.