Lettera aperta al Presidente FNOMCeO Filippo Anelli

Gentilissimo Presidente Anelli,

 

vorremmo, innanzitutto, ringraziarLa per la recente lettera FNOMCeO di sensibilizzazione sulla medicina INPS al nuovo Governo ma ci sembrano necessarie alcune note riassuntive ed esplicative.

I medici fiscali, in questo momento, hanno già una convenzione con l’INPS in regime di libera professione e un compenso a prestazione con tariffe fissate nel DM del 08/05/2008 (41 euro a visita, più 6 euro di rimborso chilometrico forfettario più il restante rimborso chilometrico, per un compenso medio di 53 euro a visita).

Il 29 aprile 2013 l’INPS, per motivi di spending review, ha annunciato la sospensione temporanea, resa operativa senza alcun preavviso, a cui è seguita una drastica riduzione, delle visite fiscali d’ufficio del settore privato (quelle del settore pubblico erano gestite dalle ASL), mantenendo invariati solo quelle datoriali, lasciando di fatto senza lavoro, da un giorno all’altro, i 1250 medici fiscali che lavoravano per l’Ente da più di 20 anni. Al datore di lavoro del settore privato una visita medica fiscale domiciliare costa il compenso al medico fiscale più le spese amministrative che il DM del 12/10/2000 ha fissato in 4,13 euro.

Da quel 29 aprile, i medici fiscali hanno intensificato la battaglia in difesa del proprio lavoro e della medicina fiscale, una disciplina medica che ha un’importante funzione sociale di tutela dei lavoratori in generale e in particolare di quelli assenti per malattia.

Nel 2013 abbiamo visto la nascita di due importanti leggi, che tutelano e stabilizzano, almeno in parte, i medici fiscali: la legge n. 125 del 30/10/2013 instituisce la lista speciale ad esaurimento dei medici fiscali in attività al 31 dicembre 2007 e la legge n.147 del 27/12/2013 conferisce la priorità a questi stessi medici di lista ad effettuare le visite fiscali domiciliari.

Nel 2017, la riforma della medicina fiscale è stata inserita nella riforma Madia del pubblico impiego e è passata in capo all’INPS tutta la medicina fiscale, settore pubblico e privato. Il polo unico è operativo dal primo settembre, giorno in cui è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il relativo atto di indirizzo.

La FNOMCeO ha seguito da vicino i medici fiscali in tutte le fasi di questa complessa vicenda nella persona sia del Presidente Amedeo Bianco che in quella della Presidente Roberta Chersevani insieme ai rispettivi vicepresidenti Maurizio Benato e Maurizio Scassola, i comitati centrali ed i consigli nazionali: senza di loro non saremmo a questo punto e li ringraziamo per i numerosi incontri che hanno tenuto con i rappresentati dei sindacati e delle associazioni di categoria, con la dirigenza INPS, nei ministeri e in parlamento per tutelare la professionalità dei medici e difendere questa disciplina.

E ora veniamo ai giorni nostri.

L’atto di indirizzo indica la strada maestra che deve essere seguita per applicare la riforma del polo unico e, in particolare, stabilisce che il nuovo contratto per i medici fiscali dovrà avvenire tramite il primo accordo collettivo nazionale tra le parti, tra l’INPS e i rappresentanti dei sindacati maggiormente rappresentativi della categoria, sentite le associazioni maggiormente rappresentative della categoria.

La delegazione trattante dell’INPS ha così iniziato a convocare le varie sigle: ha convocato dapprima tutti i sindacati in ottobre, poi, anche su richiesta esplicita e diretta di alcune sigle, con convocazioni riservate per arrivare all’ultima convocazione “plenaria” dello scorso 9 maggio in cui ha convocato tutte le sigle, sindacali e associative, presenti e non presenti in Sisac, la struttura deputata alla certificazione della rappresentatività in ambito medico per gli accordi dei contratti in convenzione (per gli accordi dei contratti per dipendenti è l’Aran). Un problema che si è posto, infatti, è stato proprio questo: come certificare la rappresentatività in un ambito in cui il versamento della quota sindacale non è tracciabile visto che, in questo momento, non è detratto a monte dallo stipendio del medico. Il problema della rappresentatività è stato portato in aule di tribunale: una prima sentenza è stata emessa lo scorso 7 giugno, alla quale l’INPS si è opposta.

Il criterio adottato dall’INPS è stato quello della massima inclusività che ha portato, nell’ultima riunione, alla convocazione di ben 13 sigle, tra sindacati e associazioni, per 1250 medici (anmefi, anmi-femepa, cisl medici, fespa, fimmg settore inps, fp cgil, simet, simpaf, sinmevico, smi, snami, sumai, uil), non escludendo nessuno.

Il problema sostanziale è che in 10 mesi di trattativa non si è ancora arrivati ad un accordo e l’incontro dello scorso 9 maggio, dopo aver discusso la proposta presentata dall’Ente, si è concluso con la promessa, fatta da tutte le sigle presenti, di presentare una proposta unica di contratto sottoscritta da tutti, proposta unica che, a tutt’oggi, non ha ancora visto la luce.

SIMPAF ritiene che sia questa, allo stato attuale, una possibile e concreta soluzione dettata dal buonsenso per risolvere, da una parte, l’impasse legato alla problematica della certificazione della rappresentatività, per siglare, dall’altra, il primo ACN della medicina fiscale, completando così l’atto di indirizzo e la riforma della medicina fiscale e, soprattutto, per non dover mai più rivivere un altro “29 aprile 2013”.

SIMPAF, inoltre, considera particolarmente pericoloso chiedere “…. una completa rimodulazione della disciplina che regolamenta il rapporto tra l’INPS e i medici fiscali … ”  perchè l’attuale disciplina è in vigore dal 1996 e su di essa sono incardinati proprio il bloccaliste ed il priorità.

SIMPAF chiede alla FNOMCeO e a Lei, Presidente, di intervenire ancora una volta per stimolare i rappresentati dei medici fiscali a trovare finalmente un accordo da presentare all’INPS e al Ministero della Funzione Pubblica, il ministero che ha ratificato, con la legge 75/2017, il polo unico della medicina fiscale di cui è il maggior azionista. Ricordiamo, infatti, che nell’ultimo quadrimestre 2017 sono state effettuate 140.000 visite fiscali domiciliari a fronte dello stanziamento di 15 milioni di euro e che nel 2019 sono previsti 50 milioni per la medicina fiscale del settore pubblico e 38 per quella del settore privato con una stima INPS di dover essere in grado di effettuare più di un milione e mezzo di visite fiscali domiciliari.

Passando poi alla questione dei medici esterni convenzionati INPS, vorremmo citare l’art. 75 della legge 833/1978: “… gli enti previdenziali gestori delle assicurazioni invalidità, vecchiaia, superstiti, tubercolosi, assegni familiari, infortuni sul lavoro e malattie professionali conservano le funzioni concernenti le attività medico-legali ed i relativi accertamenti e certificazioni, nonché i beni, le attrezzature ed il personale strettamente necessari all’espletamento delle funzioni stesse…. Gli enti previdenziali di cui al presente articolo applicano al personale medico dipendente dagli stessi gli istituti normativi previsti specificamente per i medici dalle norme delegate di cui all’articolo 47.” I medici che svolgono compiti istituzionali INPS di medicina previdenziale e assistenziale devono essere dei medici dipendenti. I medici convenzionati esterni, che svolgono ormai da 10 anni lo stesso lavoro dei medici dipendenti e che hanno in essere una convenzione come liberi professionisti, già più volte rinnovata, in scadenza per il prossimo 31 dicembre, devono “semplicemente” essere regolarizzati, non stabilizzati.

SIMPAF chiede alla FNOMCeO che si faccia da portavoce dell’annosa situazione dei medici convenzionati esterni e dei centri medico legali INPS in particolare presso il ministro Giulia Bongiorno, visto che “la questione afferisce all’ambito di competenza del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio, il quale si occupa della pianificazione degli organici del pubblico impiego a livello nazionale e del reclutamento del relativo personale.”

 

Cordialmente

 

 

Federica Ferraroni

Presidente SIMPAF